Link all’inchiesta del “Corriere della Sera”

Eppure noi sappiamo: ricordiamo i le fiamme che divoravano i libri nelle piazze della Germania nazista, ricordiamo il rogo della Biblioteca di Sarajevo… I libri sono la storia, la cultura, l’identità non di un popolo solo, ma dell’umanità intera. Se quelli bruciano i libri, e noi guardiamo dall’altra parte, perdiamo anche noi stessi, e non ne verrà che dolore.
Ammiro il frate che parla nel filmato, perchè ha coscienza che non si può salvare un popolo senza salvare la sua cultura, la sua eredità culturale.

«La notte che le bandiere nere sono entrate a Qaraqosh, nella piana di Ninive, ho caricato i manoscritti sul camion, e sopra ho fatto salire le persone, perché dovevo portare in salvo la gente assieme alla memoria della nostra cultura, un popolo senza la propria memoria è un popolo perduto». Padre Najeeb Michaeel, Domenicano, studi in Francia, viveva nel monastero di Qaraqosh, a venti chilometri da Mosul, dove la cristianità è radicata sin dal secondo secolo dopo cristo, dedicando la vita alla ricerca e al restauro di testi antichi. «Non solo testi cristiani, abbiamo sempre raccolto manoscritti musulmani, yazidi, ebraici, armeni e di tutte le comunità che hanno abitato la Mesopotamia: li raccoglievamo, e dopo averli restaurati e inseriti nel nostro archivio digitale li riportavamo nei luoghi da dove provenivano, ecco perché non li ho potuti salvare tutti».
Non può rivelare dove sono custoditi i preziosi codici che è riuscito a salvare dalla furia distruttrice dell’Isis, o Da’ish come li chiamano qui, stato islamico dell’Iraq e della Grande Siria, in arabo: troppo alto il rischio di furti o attacchi, e anche questi frammenti di quasi duemila anni di storia finirebbero in cenere, come i testi rimasti nelle città della piana di Ninive, dati alle fiamme e sacrificati sull’altare della follia integralista. «Salvare questi libri significa affermare che siamo ancora qui, questa è la nostra terra natale, la nostra cultura fa parte di questi luoghi, dagli albori della cristianità, nonostante tutte le difficoltà, le violenze, la paura…so che hanno bruciato tutto, ma questi li ho salvati, e con loro la nostra memoria».«La notte che le bandiere nere sono entrate a Qaraqosh, nella piana di Ninive, ho caricato i manoscritti sul camion, e sopra ho fatto salire le persone, perché dovevo portare in salvo la gente assieme alla memoria della nostra cultura, un popolo senza la propria memoria è un popolo perduto». Padre Najeeb Michaeel, Domenicano, studi in Francia, viveva nel monastero di Qaraqosh, a venti chilometri da Mosul, dove la cristianità è radicata sin dal secondo secolo dopo cristo, dedicando la vita alla ricerca e al restauro di testi antichi. «Non solo testi cristiani, abbiamo sempre raccolto manoscritti musulmani, yazidi, ebraici, armeni e di tutte le comunità che hanno abitato la Mesopotamia: li raccoglievamo, e dopo averli restaurati e inseriti nel nostro archivio digitale li riportavamo nei luoghi da dove provenivano, ecco perché non li ho potuti salvare tutti».
Non può rivelare dove sono custoditi i preziosi codici che è riuscito a salvare dalla furia distruttrice dell’Isis, o Da’ish come li chiamano qui, stato islamico dell’Iraq e della Grande Siria, in arabo: troppo alto il rischio di furti o attacchi, e anche questi frammenti di quasi duemila anni di storia finirebbero in cenere, come i testi rimasti nelle città della piana di Ninive, dati alle fiamme e sacrificati sull’altare della follia integralista. «Salvare questi libri significa affermare che siamo ancora qui, questa è la nostra terra natale, la nostra cultura fa parte di questi luoghi, dagli albori della cristianità, nonostante tutte le difficoltà, le violenze, la paura…so che hanno bruciato tutto, ma questi li ho salvati, e con loro la nostra memoria». (prosegue al link sopra).

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