Concentrati come siamo tutti (giornali, tv, rete ma anche semplici fedeli) sul Sinodo straordinario a Roma, stiamo trascurando una ricorrenza importante: Ottobre è il mese che la Chiesa dedica alla missione e ai missionari. Mi pare che questo articolo di padre Piero Gheddo (sacerdote del PIME e giornalista) sia un richiamo importante e anche provocatorio su questa realtà essenziale della Chiesa che è la missione: ai vicini e ai lontani.

Il testo originale è pubblicato da “La Nuova Bussola Quotidiana 

Il Messaggio di papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domenica 19 ottobre 2014 incomincia così: «Cari fratelli e sorelle, oggi c’è ancora moltissima gente che non conosce Gesù Cristo. Rimane perciò di grande urgenza la missione ad gentes, a cui tutti i membri della Chiesa sono chiamati a partecipare, in quanto la Chiesa è per sua natura missionaria: la Chiesa è nata “in uscita”». E termina così: «La Giornata Missionaria Mondiale è anche un momento per ravvivare il desiderio e il dovere morale della partecipazione gioiosa alla missione ad gentes. Il personale contributo economico è il segno di un’oblazione di se stessi, prima al Signore e poi ai fratelli, perché la propria offerta materiale diventi strumento di evangelizzazione di un’umanità che si costruisce sull’amore».

Parole chiare: la G.M.M. si celebra per evangelizzare «i moltissimi che non conoscono Gesù Cristo». Eppure nell’opuscolo ufficiale edito a Roma sulla Giornata Missionaria 2014 leggo: «Periferie cuore della Missione. Con questo slogan vogliamo vivere quest’anno l’Ottobre Missionario e la Giornata M. M.»; ma cosa si intende per periferie? Nell’opuscolo si legge che il Papa parla spesso delle periferie e «Lui stesso non poteva che richiamare tutta la Chiesa a raggiungere le “periferie esistenziali”, i dimenticati, esclusi, stranieri, umanità insomma ai margini della nostra vita (ma possiamo considerarci “noi” centro?)… Andare/uscire verso gli ultimi (poveri e peccatori) per i cristiani non vuol dire solo andare verso i fratelli e le sorelle, ma scoprire che Dio è già qui… Se le periferie sono il luogo dove si converte la Chiesa, andare verso le periferie (e abitarvi da poveri in mezzo ai poveri) significa far risuonare l’annunzio del Regno che libera dall’attaccamento disordinato nei confronti delle ricchezze».

Certo non sono queste poche righe che scandalizzano, ma la mentalità del redattore, che riflette il modo comune di intendere oggi la missione alle genti: non una missione verticale che porta gli uomini a Cristo e a Dio, ma una missione orizzontale orientata ai poveri (nei quali “Dio è già presente”), per liberare gli uomini non da ogni peccato (anzitutto personale e poi sociale), ma dalla cupidigia di denaro e delle ricchezze materiali! In altre parole, si passa da una missione di natura religiosa ad una missione di natura sociale-economica-politica.

I più poveri del mondo, secondo Papa Francesco e la tradizione cristiana sono quelli che non conoscono Cristo. Madre Teresa diceva: «La più grande disgrazia dell’India è di non conoscere Gesù». La grande Santa è l’unica persona straniera alla quale il governo indiano ha voluto fare il funerale di Stato. Non si può dire che non vivesse povera tra i poveri, aiutandoli in ogni modo possibile, ma il suo punto di riferimento e la meta da raggiungere in tutto quel che era e faceva era sempre Cristo e il suo Vangelo, era «l’ansia di evangelizzare» che la portava fra gli ultimi.

Nel discorso alle Pontificie opere missionarie (9 maggio 2014) Francesco afferma: «Anche nella nostra epoca la missio ad gentes è la forza trainante di questo dinamismo fondamentale della Chiesa. L’ansia di evangelizzare ai “confini”, testimoniata da missionari santi e generosi, aiuta tutte le comunità a realizzare una pastorale estroversa ed efficace, un rinnovamento delle strutture e delle opere. L’azione missionaria è paradigma di ogni opera della Chiesa (cfr Evangelii gaudium, 15)».

Questo però non è un problema organizzativo, tecnico o economico, ma di fede. Per credere nella “missione alle genti” è necessario conoscere e sperimentare “la gioia di portare Cristo al mondo”, come scrive Papa Francesco nella Lettera apostolica “Evangelii Gaudium” (del 24 novembre 2013), che inizia così: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui, sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni” E poi continua: Una gioia che si rinnova e si comunica…».

L’Ottobre missionario e la G.M.M. offrono a tutte gli enti che operano per la “missione alle genti” (Pontificie opere missionarie, Centri missionari diocesani, Istituti, stampa e animazione missionaria, associazioni e gruppi missionari), l’occasione per monitorare se quanto fanno e scrivono è su questa linea oppure non stiamo seguendo l’onda culturale che porta la missione ad essere (e sembrare) una Ong umanitaria mentre lo scopo fondamentale è annunziare e testimoniare la salvezza in Cristo; e nel nostro mondo secolarizzato va sempre dichiarato.

Il Venerabile dottor Marcello Candia, quando in Brasile ricevette il Premio de “L’uomo  più buono del Brasile” (lui diceva: «Vorrei tanto che fosse vero!»), lo accompagnai alla sede della Rai-TV in Corso Sempione a Milano dov’era stato invitato. Dopo un breve documentario in cui si vedeva Marcello con i lebbrosi di Marituba e due Missionarie dell’Immacolata che aveva portato nel lebbrosario, l’intervistatore dice: «Ecco a voi Marcello Candia, l’uomo più buono del Brasile perché è innamorato dei lebbrosi e vive con loro….». Marcello dice: «Grazie, ma vorrei precisare che sono andato tra i lebbrosi perché sono innamorato di Gesù Cristo e perché ho visto Gesù in ciascuno di essi. Allora mi sono innamorato anche dei lebbrosi, che a prima vista rifiutavo e mi mettevano angoscia e paura».

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