Catalogazione “in fieri” per l’archivio del Vaticano II voluto da Paolo VI. L’autore è assistente dell’Archivio Segreto Vaticano. Da “L’Osservatore Romano” del 1 maggio 2012 

di Piero Doria

Il 27 settembre 1967, per volontà di Paolo VI, nasceva l’Archivio del Concilio Vaticano II. Giovanni Benelli, sostituto della Segreteria di Stato, comunicava infatti per lettera al cardinale Pericle Felici la decisione del Papa che approvava l’istituzione di «un ufficio stralcio per la stampa degli Atti del Concilio, e per la sistemazione scientifica di tutto il materiale d’Archivio». Lavoro, soprattutto quello della pubblicazione degli “Acta Synodalia”, giunto a conclusione solo nel 1999 e svolto con particolare cura e competenza da monsignor Vincenzo Carbone.

Erano occorsi, dunque, all’incirca due anni (dicembre 1965 – settembre 1967) e la ferma volontà di Felici perché tutta la documentazione conservata presso la Segreteria Generale e le diverse Commissioni e Segretariati fosse raccolta, riordinata e versata nella nuova sede di via Pancrazio Pfeiffer. Dunque l’Archivio del concilio Vaticano II, che ebbe fin dalla sua istituzione come destinazione finale l’Archivio Segreto Vaticano, è la somma di più archivi particolari.

Al nuovo ufficio spettò pure il compito, secondo le intenzioni di Paolo VI, di provvedere a mettere a disposizione degli studiosi, con gradualità, l’ingente massa di documentazione. Montini infatti era consapevole, come la storia dei concili insegna, che era importante fin da subito evitare derive teologiche o interpretazioni soggettive dei documenti che avrebbero potuto falsare sia lo spirito del Concilio, sia una corretta lettura degli stessi documenti conciliari, favorendo lo studio delle carte di archivio.

A questo proposito piace ricordare le parole di Giovanni XXIII, il Papa che convocò il Concilio, pronunciate in occasione dell’Allocuzione “Gaudet Mater Ecclesia” (11 ottobre 1962), in occasione dell’apertura dell’Assise conciliare. «Il nostro dovere non è soltanto di custodire questo tesoro prezioso (“depositum fidei”), come se ci preoccupassimo unicamente dell’antichità, ma di dedicarci con alacre volontà e senza timore a quell’opera, che la nostra età esige (…). È necessario che questa dottrina certa ed immutabile (…) sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo. Una cosa è infatti il deposito della fede, cioè le verità contenute nella nostra veneranda dottrina, e altra cosa è il modo col quale esse sono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata».

Quella di via Pfeiffer fu solo la prima sistemazione dell’ufficio dell’Archivio, che l’Annuario Pontificio colloca tra le istituzioni temporanee, e che oltre a Felici, aveva come officiali Vincenzo Carbone, incaricato, Mariano De Nicolò ed Emilio Governatori, aiutanti di studio, Nazareno Cinti, scrittore-archivista, e Gianni Malpassi, scrittore.

Quindi, nel luglio 1975 l’ufficio viene trasferito nel Palazzo delle Congregazioni in piazza Pio XII, nei locali già appartenuti alla Congregazione per il Culto Divino, dove è rimasto fino al 9 marzo 2000, avendo ormai come unico officiale Vincenzo Carbone, già in pensione, quando monsignor Jorge Maria Mejía, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e padre Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, presente il sottoscritto (come incaricato della redazione dell’inventario), presero ufficialmente possesso dell’Archivio del Concilio Vaticano II. Il versamento della documentazione nei locali dell’Archivio Segreto Vaticano avvenne nei giorni successivi, sotto la supervisione del Prefetto, la mia collaborazione e quella di alcuni addetti dell’Archivio Segreto Vaticano. Al momento del versamento l’Archivio del Concilio contava 2001 buste non numerate.

A conclusione delle operazioni di versamento e della ricostituzione fedele dell’ordinamento dato dall’Ufficio versante, iniziai a consultare per studio la monumentale documentazione per stabilire i criteri e il tipo di inventario da redigere e fu subito evidente che non era possibile procedere a una indagine a campionatura del medesimo, come si è soliti fare in questi casi, per avere una idea precisa delle carte contenute e presenti nell’archivio. Benché si trattasse di un archivio molto recente apparve subito evidente la complessità della sua natura. A proposito della ricostruzione fedele dell’ordinamento dato dall’Ufficio versante è utile precisare che ogni busta prima della sua rimozione è stata debitamente numerata, operazione alla quale ho provveduto personalmente.

Complessità confermata anche da alcuni pro-memoria di Emilio Governatori, archivista, e conservati nell’Archivio del Concilio nei quali, per evitare «postumi facili giudizi e addebiti», con riferimento alla fase antepreparatoria e preparatoria ha scritto: «per ben due anni tutti i documenti concernenti le risposte dei vescovi, che costituivano il nucleo primo e più grosso dell’Archivio, servirono alla redazione dei volumi “Acta et documenta”: furono manipolati per questo gli stessi originali, in quanto che non esisteva una efficiente macchina per fotocopie. Spesso l’ordine dei raccoglitori veniva manomesso e ristabilito più volte, in quanto che gli incaricati della correzione delle bozze prelevavano i documenti necessari, senza avvertire affatto l’archivista».

E ancora: «Non è mai esistito un unico e proprio incaricato dell’Archivio e del Protocollo (…) Moltissimi documenti, tra i più importanti, venivano custoditi dallo stesso Segretario nel suo Archivio particolare: soltanto nel 1962, poco prima del Concilio, il Segretario poté fare una revisione del suo archivio e molti documenti passarono nell’archivio generale. Molti documenti non furono mai protocollati o molto tardivamente (…): può darsi quindi che molti documenti non si trovino nell’ordine cronologico dovuto, sia come posto, che come protocollo».

Per quanto riguarda invece il riordinamento dell’Archivio, successivamente alla istituzione dell’Ufficio stralcio, in un «Attestato di servizio» di Emilio Governatori e da lui stesso redatto si legge: «Tornato nella sede della Segreteria della Commissione Postconciliare e dell’Archivio del Concilio Vaticano II via Pfeiffer 10, Mons. Governatori ha curato l’ordinamento di tutto il materiale documentario della fase antipreparatoria e di quasi tutto il periodo Preparatorio (Commissione Centrale, Commissioni Preparatorie). Tale lavoro di ordinamento, lasciato in sospeso fin dal 1962 in seguito all’incalzare degli avvenimenti conciliari, è stato portato avanti dal novembre 1967, data del suo ritorno in Via Pfeiffer, fino al dicembre 1968, allorché passò alla Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali».

Queste testimonianze, tutte riscontrabili purtroppo, e anche altre (come la presenza eccessiva di fotocopie; l’utilizzo di testi originali o copie originali come bozze per la stampa; i voti dei vescovi sezionati e collocati per argomenti in buste diverse; lettere di accompagno e voti allegati, a volte non firmati, privi di data e di numero di protocollo, conservati in buste diverse; mancanza di alcuni registri di Protocollo) indussero il prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano a convenire per la scelta, per un verso, di mantenere fedelmente l’ordinamento dato dall’Ufficio versante e per altro verso di procedere alla redazione di un inventario analitico, vale a dire documento per documento, di tutta la documentazione dell’Archivio del Concilio, pur consapevole che un inventario di tal genere avrebbe senza dubbio allungato i tempi del lavoro, ma avrebbe offerto, in compenso, sia uno strumento utilissimo di ricerca per gli studiosi, sia permesso allo stesso Archivio Segreto Vaticano di disporre di un Indice completo e totale della importantissima documentazione.

Allo stato attuale del lavoro sono state inventariate 1.465 buste su un totale di 2.153 per un numero complessivo di oltre 7.200 pagine di inventario suddivise in 18 volumi, di cui il XVIII ancora in corso ma che già comprende 408 pagine e riguarda al momento solo la documentazione del Segretariato per l’Unità dei Cristiani. Sinteticamente l’inventario può essere così suddiviso: vol. 1 Congregazioni Generali bb. 1-87; vol. 2 “Animadversiones scriptae” bb. 88-147; voll. 3-5 Modi bb. 148-256; voll. 6-10 Segreteria Generale bb. 257-727; voll. 11-18 Commissioni e Segretariati bb. 728-1.465.

Per quanto riguarda invece l’Archivio, pur lodando il gran lavoro svolto da Vincenzo Carbone e dai suoi collaboratori, devo dire però che a volte si ha l’impressione che da parte dell’ufficio non sia stata prestata particolare attenzione al suo riordinamento e che, invece, il lavoro di pubblicazione dei volumi degli “Acta Synodalia” abbia assorbito per intero o quasi tutte le energie degli addetti dell’ufficio, soprattutto dopo il trasferimento (dicembre 1968) ad altro incarico di Emilio Governatori che fino a quel momento era stato l’archivista della Segreteria Generale (novembre 1967 – dicembre 1968). Governatori infatti venne assunto in qualità di archivista, senza peraltro aver concluso il lavoro di riordinamento dell’Archivio, presso la Pontificia Commissione per le Comunicazioni sociali. Mi sembra di poter dire, insomma, che con il trasferimento nel dicembre 1968 di Governatori, il riordinamento si interrompe e che non sia stato più proseguito con lo stesso “entusiasmo” dai suoi immediati successori.

Solo tali ragioni possono giustificare un ordinamento così approssimativo della documentazione soprattutto per ciò che riguarda la Segreteria Generale. Per questa sezione, infatti, le buste sono state ordinate esternamente in maniera a volte confusa senza purtroppo fare particolare riferimento, se non a fasi alterne, né a un ordine cronologico, né a un ordine tematico, e soprattutto senza alcun tipo di numerazione esterna delle buste che può aver causato, in parte, la collocazione fuori posto delle stesse dopo la loro consultazione.

Naturalmente oggi tutte le anomalie riscontrate non possono essere più corrette sia perché l’Archivio è stato consultato, già prima del suo versamento nell’Archivio Segreto Vaticano, sia a maggior ragione dopo il suo versamento in seguito alla numerazione delle buste necessaria per rendere consultabile l’Archivio. Per quanto riguarda invece le Commissioni, almeno per ciò che concerne la sistemazione esterna, e per certi versi anche interna delle buste, appare più accurata, merito probabilmente del riordinamento compiuto prima della consegna degli Archivi particolari alla Segreteria Generale.

D’altra parte, nello svolgere queste considerazioni, bisogna tenere pure conto che non sempre le persone chiamate a ricoprire il ruolo di archivista avevano le competenze necessarie e che alcuni di loro si sono formati sul campo. Valga qui, a questo proposito, un esempio per tutti: il registro di protocollo, i cui criteri di redazione generalmente sono stati ben osservati, altre volte invece questi stessi criteri sono stati un po’ troppo personalizzati con risultati a volte contraddittori come nel caso dei registri di protocollo redatti dal Segretariato per l’unità dei cristiani. Tuttavia bisogna anche aggiungere che, molte volte, gli stessi pochi addetti erano costretti a svolgere un compito e un lavoro davvero esorbitante e talvolta con grandi difficoltà soprattutto di ordine temporale.

Altro aspetto da segnalare è la dispersione della documentazione, verificatasi durante i lavori conciliari, che però non significa necessariamente smarrimento delle carte. Purtroppo è accaduto, soprattutto per i segretari delle Commissioni, di portarsi a casa il lavoro e, quindi, le carte d’ufficio. In alcuni casi queste carte sono andate perse, altre volte fortunatamente sono state recuperate. Mi limito a segnalare due casi. Il primo riguarda il registro di protocollo della commissione teologica e della commissione De doctrina fidei et morum. Purtroppo in questo caso bisogna parlare, almeno allo stato attuale, di smarrimento di questo prezioso strumento di ricerca. Nel 2006, infatti, segnalai questa mancanza al Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano che scrisse al Sotto-Segretario della congregazione per la Dottrina della Fede. Purtroppo la risposta della congregazione fu negativa, così come il sondaggio effettuato presso i padri gesuiti della Pontificia Università Gregoriana, dove risiedeva il padre Sebastiano Tromp, non ha dato gli esiti sperati. Il secondo esempio, invece, fortunatamente di segno opposto, riguarda l’archivio della commissione preparatoria “De sacra liturgia” che, come scriveva Felici a Ferdinando Antonelli ofm, il 4 marzo 1967, era presso Annibale Bugnini cm.

Alcune recenti ed eccellenti pubblicazioni mi permettono, a questo punto, di introdurre il tema relativo alle nuove prospettive di ricerca. Bisogna, infatti, chiedersi se per ricostruire le dinamiche conciliari siano ancora sufficienti i documenti editi in “Acta et documenta” e in “Acta Synodalia”, pur importantissimi, come spesso accade anche in pubblicazioni recentissime, anche se almeno una di queste purtroppo di dubbio valore scientifico, o se non siano necessarie approfondite ricerche d’archivio come, per esempio, il libro di Mauro Velati e di altri studiosi dimostrano. È evidente che la risposta, per quanto mi riguarda, risiede tutta nella seconda parte dell’affermazione precedente. A questo proposito, desidero ricordare che nell’Archivio del Concilio Vaticano II esiste tutta una serie di carte e di documenti ancora inesplorate e che hanno un grandissimo valore per comprendere sia lo spirito del Concilio, sia la corretta ermeneutica dei documenti così come sono stati approvati dall’assemblea dei vescovi riuniti nella basilica vaticana e da Paolo VI.

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