Il tempo della Quaresima inizia con il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto, dopo quaranta giorni di solitudine e digiuno. Quaranta è un numero simbolico.

Per la Bibbia quaranta indica un tempo di passaggio. Dice la Bibbia che Saul, Davide e Salomone regnarono 40 anni. Il diluvio durò 40 giorni; Giona predica un tempo di 40 giorni prima della distruzione di Ninive. Mosé è chiamato a 40 anni d’età e rimane 40 giorni nel Sinai. Gesù predica 40 mesi e appare ai suoi discepoli nei 40 giorni che precedono l’ascensione. È tentato per 40 giorni e rimane 40 ore nella morte. Gli ebrei stettero 40 anni nel deserto.

Che cosa ci suggerisce questo numero?

40 è il tempo necessario perché avvenga una trasformazione, un passaggio, perché si compia qualcosa. La Quaresima, allora, non sono soltanto i 40 giorni prima della Pasqua, ma quaresima è ogni tempo dove l’uomo cammina, cresce, lavora, piange, s’arrabbia, fino ad arrivare ad una nuova meta. La Quaresima è il tempo che il Signore ci concede per cambiare la nostra mente, il cuore e la vita, per convertirci, cioè per incamminarci verso di Lui. La Quaresima è un’offerta, una possibiltà di vita nuova.

Ma noi sentiamo ancora il bisogno di cambiare vita? Abbiamo davvero voglia, o necessità di convertirci?

La domanda mi sembra più che mai attuale. Ci guardiamo intorno e vediamo un mondo sfiancato dalla ricerca del piacere, che è la ricerca del mio benessere anche a scapito dell’altro, dei suoi diritti e delle sue necessità, non solo il piacere sensuale. E così, accade che mentre una piccola parte dell’umanità spende miliardi per combattere l’obesità o anche solo per ritrovare la linea, tutto il resto del mondo muore di fame…  Oppure accade che ogni finesettimana ci turba per un momento il bollettino di guerra dei ragazzi morti nel dopo-discoteca, ma ci guardiamo bene dal regolamentare anche in minima misura il divertimento: se non è smodato e sregolato, che divertimento è? Per non andare su episodi di ancor più stretta attualità…

Ma davvero tutto questo ci va bene? Davvero siamo contenti di vivere così?

Convertirsi significa dire a un certo punto: “Basta! Non ne posso più!” e decidere di cambiare la propria vita, di darsi regole nuove, diverse, per vivere in modo più umano, più felice, più appagante. Significa decidere di cambiare il proprio stile di vita per iniziare da noi stessi una rivoluzione molto più grande, che porti ad una società nuova e migliore. La Quaresima è il tempo per cambiare noi stessi e attraverso noi stessi, tutta la società, fosse anche solo rendendo la nostra vita una contestazione per gli stili di vita che vanno per la maggiore. L’appello è grave e urgente. Dove non c’è la conversione, c’è la perversione.

Il vangelo ci mette in guardia: non è facile convertirsi. Lungo il cammino per rinnovare noi stessi, incontreremo il nemico che sta in agguato. Le tentazioni che attendono ogni uomo sono quelle del piacere dei sensi e del dominio sugli altri, ma anche quella della religione come ipocrisia, come finzione:  ciò che il Signore ci domanda non è l’apparenza, ma la sostanza della nostra vita, il nostro cuore. La Quaresima è tempo di austerità, perché è tempo di essenzialità, di autenticità. Se saremo austeri, essenziali, capiremo quali sono le cose che contano davvero, scopriremo che solo Dio basta, e capiremo che davvero solo Lui ci è indispensabile.

 

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